Voltura o subentro: qual è la differenza e cosa ti serve
Voltura o subentro? La differenza è se il contatore è attivo o cessato. Tempi, costi e documenti per luce e gas, con gli indennizzi ARERA in caso di ritardo.
Prendi le chiavi di una casa nuova, apri la porta, provi la luce e non succede niente. Oppure funziona tutto, ma le bollette continuano ad arrivare col nome di un’altra persona. Sono due situazioni diverse, e si risolvono con due pratiche diverse.
La differenza tra voltura e subentro dipende da una cosa sola: se il contatore è ancora attivo. Se la fornitura non è mai stata chiusa e devi solo cambiare il nome sul contratto, è una voltura. Se chi abitava prima ha fatto disdetta e il contatore è stato disattivato, serve un subentro, che comporta la riattivazione fisica del contatore da parte del distributore. Cambiano i tempi, cambiano i costi e cambia quello che devi chiedere.
Vediamo come capire quale delle due ti serve prima di firmare qualsiasi cosa, quanto aspetterai e cosa ti spetta se l’operatore sfora.
Cos’è la voltura?
La voltura è il cambio di intestatario di una fornitura attiva. L’energia continua a essere erogata senza interruzioni, il contatore non viene toccato: cambia soltanto la persona a cui il contratto è intestato e a cui verranno addebitate le bollette.
È il caso tipico di chi entra in una casa dove qualcuno stava ancora abitando fino a pochi giorni prima, o di chi eredita l’utenza di un familiare. Anche fra coniugi o conviventi, quando cambia il titolare del contratto, la pratica corretta è la voltura.
Poiché non c’è nulla da riattivare, è la strada più rapida e più economica delle due.
Cos’è il subentro?
Il subentro serve quando la fornitura è stata cessata e il contatore è disattivato. Non c’è un contratto da trasferire: quello precedente è stato chiuso, quindi se ne apre uno nuovo e il distributore deve riaprire fisicamente il contatore.
Succede quasi sempre nelle case rimaste vuote per qualche mese, negli immobili appena comprati e in quelli in cui il precedente occupante ha fatto disdetta uscendo. È la situazione in cui arrivi con le valigie e scopri che la luce non va.
Come capisco quale mi serve?
La domanda che risolve il dubbio è una sola: chi abitava prima ha fatto disdetta? Se non l’ha fatta, la fornitura è attiva ed è una voltura. Se l’ha fatta, la fornitura è chiusa e serve un subentro.
Tre modi pratici per verificarlo prima di muoverti:
- Chiedilo a chi esce, meglio se per iscritto (un messaggio basta). È l’informazione più affidabile e ti costa trenta secondi.
- Prova un’utenza. Se accendendo la luce il contatore eroga, la fornitura è attiva.
- Guarda il display del contatore. Sui contatori elettronici, una fornitura cessata mostra in genere un’indicazione di contatore disattivato o non alimentato.
Non è un dettaglio burocratico: chiedere una voltura su una fornitura già cessata significa vedersi respingere la pratica e ricominciare da capo, perdendo giorni in cui la casa resta senza corrente.
Attenzione al passaparola. Nel linguaggio comune “voltura” viene usata per qualsiasi cambio di nome, anche dagli operatori allo sportello. Ma se la disdetta c’è stata, la voltura non è tecnicamente possibile: quello che ti serve è un subentro, comunque lo chiamino.
Quanto costano voltura e subentro?
Nei servizi regolati la voltura prevede un contributo di circa 23 euro per gli oneri amministrativi del venditore, più l’imposta di bollo; il subentro si colloca in genere tra 25 e 40 euro IVA inclusa, perché al contributo del venditore si aggiunge il corrispettivo al distributore per la riattivazione del contatore.
| Voltura | Subentro | |
|---|---|---|
| Stato del contatore | attivo, non si tocca | disattivato, va riaperto |
| Costo indicativo | ~23 € + imposta di bollo | ~25-40 € IVA inclusa |
| Tempi luce | 5-7 giorni lavorativi | ~7 giorni lavorativi |
| Tempi gas | 5-7 giorni lavorativi | ~12 giorni lavorativi |
| Continuità del servizio | nessuna interruzione | fornitura assente fino alla riattivazione |
Nel mercato libero il venditore può applicare condizioni proprie, diverse da quelle dei servizi regolati. Non è irregolare, ma è la voce su cui si trovano le sorprese: fattela indicare per iscritto prima di firmare, insieme alla data prevista di attivazione.
A questi importi si aggiunge, nei casi in cui è previsto, il deposito cauzionale, che non è un costo ma una somma vincolata che torna alla chiusura del contratto. Se attivi la domiciliazione bancaria, in molti casi il deposito non viene richiesto: è uno dei vantaggi meno noti della domiciliazione.
Quali documenti servono?
Per entrambe le pratiche, tieni a portata di mano:
- dati anagrafici e codice fiscale dell’intestatario;
- codice POD (luce) o codice PDR (gas): li trovi su una vecchia bolletta della casa o sul contatore, e sono il modo in cui l’utenza viene identificata univocamente;
- indirizzo esatto della fornitura, compresi scala e interno;
- lettura del contatore il giorno del passaggio;
- dati del contratto di affitto o dell’atto di acquisto, per dimostrare che hai titolo sull’immobile;
- IBAN, se attivi la domiciliazione.
Il POD è la voce che manca più spesso. Se non hai nessuna bolletta della casa, chiedila a chi esce o al proprietario: senza quel codice la pratica non parte.
Perché la lettura del contatore è la cosa più importante?
Perché è l’unico modo per non pagare i consumi di chi c’era prima. La lettura comunicata alla voltura o al subentro fa da spartiacque: tutto quello che sta sotto è di chi usciva, tutto quello che sta sopra è tuo.
Il giorno della consegna delle chiavi, fotografa il display di ogni contatore — luce, gas e acqua — con la data visibile. Sono trenta secondi e ti mettono al riparo dalla contestazione più frequente in assoluto: la prima bolletta che arriva con dentro consumi che non hai fatto.
Se il primo importo ti sembra fuori scala, quella foto è la prova con cui si apre un reclamo. Vale la pena anche mandare un’autolettura nelle settimane successive, per evitare che la prima fattura venga costruita su una stima.
Cosa succede se l’operatore sfora i tempi?
ARERA prevede un indennizzo automatico, accreditato direttamente in bolletta: 35 euro se l’attivazione arriva entro il doppio del tempo previsto, 70 euro entro il triplo, 105 euro oltre il triplo. Non devi chiederlo né compilare moduli: se il ritardo è imputabile all’operatore, l’accredito arriva da solo.
Se non arriva, o se il ritardo si prolunga senza spiegazioni, la strada è il reclamo scritto al venditore, a cui deve rispondere entro 30 giorni solari.
Come non perdere il filo nei mesi del trasloco
Un cambio casa è il momento in cui le utenze si moltiplicano: la vecchia da chiudere, la nuova da aprire, l’internet che segue tempi suoi, l’acqua che magari è intestata al condominio. Per qualche settimana convivono contratti su due indirizzi e nessuno ricorda più cosa è stato fatto e cosa no.
È esattamente lo scenario per cui abbiamo costruito Bolly: metti dentro i contratti una volta, le bollette ci arrivano da sole via email e l’app ti avvisa prima delle scadenze — comprese quelle della casa che stai lasciando, che sono le prime a sfuggire. Se vuoi approfondire il metodo in generale, abbiamo scritto anche una guida su come tenere traccia di tutte le bollette di casa.
In sintesi
- Voltura = fornitura attiva, cambia solo l’intestatario. Costo indicativo ~23 € + bollo, 5-7 giorni lavorativi.
- Subentro = fornitura cessata, contatore da riattivare. Costo indicativo 25-40 €, ~7 giorni lavorativi per la luce e ~12 per il gas.
- La domanda che scioglie il dubbio: chi usciva ha fatto disdetta? Se sì, è subentro, comunque te lo chiamino.
- Fotografa i contatori il giorno delle chiavi: è la prova che separa i tuoi consumi da quelli di chi c’era prima.
- In caso di ritardo scatta l’indennizzo automatico ARERA da 35, 70 o 105 euro, accreditato in bolletta senza doverlo chiedere.
- Nel mercato libero costi e tempi possono differire: fatteli mettere per iscritto prima di firmare.
Fonti: ARERA — Atlante per il consumatore, sezioni su volture, subentri e standard di qualità commerciale. I costi indicati sono riferiti ai servizi regolati e possono variare nel mercato libero.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra voltura e subentro?
La voltura è il cambio di intestatario di una fornitura che è rimasta attiva: il contatore continua a funzionare e cambia solo il nome sul contratto. Il subentro serve invece quando la fornitura è stata cessata e il contatore è disattivato: va riaperto un nuovo contratto e il contatore va riattivato fisicamente dal distributore.
Come faccio a sapere se mi serve la voltura o il subentro?
Dipende da una sola cosa: se chi abitava prima ha fatto disdetta. Se non l'ha fatta e la fornitura è ancora attiva, è una voltura. Se l'ha fatta, la fornitura è chiusa e serve un subentro. Il modo più sicuro per verificarlo è chiederlo a chi esce e controllare se il contatore eroga ancora.
Quanto costa una voltura?
Nei servizi regolati la voltura prevede un contributo di circa 23 euro per gli oneri amministrativi del venditore, a cui si aggiunge l'imposta di bollo. Nel mercato libero il venditore può applicare condizioni diverse, quindi conviene farsele indicare per iscritto prima di firmare.
Quanto tempo ci vuole per il subentro?
Secondo gli standard ARERA il subentro richiede circa 7 giorni lavorativi per la luce e 12 per il gas: la parte più lunga è a carico del distributore, che deve riattivare fisicamente il contatore (5 giorni lavorativi per la luce, 10 per il gas).
Cosa succede se il fornitore sfora i tempi?
ARERA prevede un indennizzo automatico accreditato direttamente in bolletta: 35 euro se l'attivazione avviene entro il doppio del tempo previsto, 70 euro entro il triplo, 105 euro oltre il triplo. Non devi chiederlo: se il ritardo è imputabile all'operatore, arriva da solo.
Posso fare la voltura se chi usciva ha già disdetto?
No. Se la disdetta è stata inviata e la fornitura è stata cessata, la voltura non è più tecnicamente possibile, anche se allo sportello ti dicono il contrario. In quel caso l'unica strada è il subentro, con tempi e costi diversi.
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